giovedì, Luglio 2, 2020

La Nostra storia - Nino Alberti

Nino Alberti nacque a Milazzo, esattamente a Olivarella, il 25 aprile 1940, figlio di genitori messinesi: Giovanni, avvocato, e Saveria Merante. Sposato con Pina Settineri, ebbe quattro figli. Insegnò educazione fisica nelle scuole medie di Milazzo, Barcellona, Milazzo e Saponara. Fu consigliere comunale a Barcellona e corrispondente da Milazzo del quotidiano locale la “Tribuna del Mezzogiorno”.

Parlare di sport senza ricordare Nino Alberti sarebbe ingeneroso nei confronti di un personaggio eclettico, estroverso, geniale, che per lo sport ha dato la sua vita.

Nel 1959 fondò la Fiamma Tirrenica Barcellona, con la quale organizzò una squadra di rugby, corse su strada, atletica leggera, i cui atleti parteciparono a gare nazionali e raccogliendo riconoscimenti a livello regionale. Un infortunio mette fine alla sua promettente carriera di atleta, ma consegna allo sport nazionale un allenatore completo e competente.

Alla fine della stagione 1965 il primo “connubio” tra Barcellona e Milazzo, con la fusione dell’Amatori e la Polisportiva Nino Romano del prof. Lorenzo D’Ondes.

Nino Alberti cura il settore dell’atletica leggera, affiancando ai talenti locali (Pippo Gitto, Elio Nastasi, Aldo Talotta, Dario Lussu, Franco Salmeri) i campioni barcellonesi (Fradà, Barchitta, Paratore, Barca, Nania, Caliri): la Nino Romano non ha rivali, e per anni arricchisce lo sport milazzese di primati e titoli. 

Ha scoperto talenti, ha forgiato campioni, ha creato l’entusiasmo per la competizione anche quando non avevamo un soldo per comprare un paio di scarpe o una maglietta.

Siamo stati definiti l’esercito degli straccioni sulla Gazzetta dello Sport, quando nel 1968, con la Nino Romano, partimmo alla volta di Milano per i Nazionali Allievi all’Arena Napoleonica. A Milazzo attendevano una sua intervista alla Domenica Sportiva, che non fu fatta mai. Ogni tanto le sparava grosse, Nino, e noi abboccavamo! Pacchi colossali, poi scoperti, che accettavamo volentieri perché era l’unico modo per apprendere un’arte difficile: la goliardia. 

Nel 1970 Nino crea la Fiamma Tirrenica, alla quale forniscono un apporto di giovanissimi e promettenti atleti la Fiamma Atletica Milazzo, che avevo istituito nel 1972, la Fiamma Grazia di Angelino Andaloro, la Fiamma Olivarella di Salvatore Cambria.

Sono gli anni dei successi di Peppino Buttà, Tindaro Triolo, Nino Mangano (nazionali di maratona), di Antonio Maio e Nino Pino, della squadra di marcia che con Massimo Smedile, Maurizio Catanzaro, Carlo Privitera, Pippo Lanuzza, Enzo Torre vince il titolo italiano “Ragazzi” nel 1973 a Rieti; dei mezzofondisti Gaetano Bertè, Pietro Italiano, Giovanni Andaloro, Antonio Fulci, Salvatore Meo, Gianfranco Foti, Franco Rizzo, Stefano Trimboli, Vittorio Franchina, Andrea Biondo, Nino Sottile, Massimo Cusumano, Pippo Maio, Nino Orlando, Bruno Cusumano, Pino Di Bella, Pippo Russo, Nino Scolaro, tutti campioni d’Italia a squadre RAGAZZI nel 1973 (Orte), 1974 (Ostia), 1975 (Foggia e Belluno), 1976 (Milazzo). E ancora Franco Italiano e Enzino Patti, primo e secondo negli 80 ostacoli a Rieti. E le sorelle Rosalba e Santina Salmeri, e tanti altri…

Nello sport di Nino c’è anche il basket: getta le basi della futura squadra che raggiungerà la massima serie, ma non trascura il rugby e l’atletica, creando vivai inesauribili.

Un incidente stradale in Umbria lo strappa all’affetto dei suoi cari. Lo piangono in migliaia, quel pomeriggio, nel duomo di Barcellona. Alla sua memoria nella città del Longano gli viene intitolato il Palasport: un riconoscimento unanime da parte di tutti coloro che hanno fatto sport  sotto la sua guida, ma anche dei pochi altri che, pur conoscendolo, non avevano avuto la fortuna di essere allenati da lui, eccezionale e inimitabile protagonista di trent’anni di sport non solo in provincia di Messina, ma in Italia.

Grazie, Nino, per i tuoi insegnamenti e per la passione per la vita che ci hai trasmesso.

(fonti varie: articoli, ricordi)